{"id":7,"date":"2021-04-14T14:09:51","date_gmt":"2021-04-14T12:09:51","guid":{"rendered":"http:\/\/etica-mente.net\/?p=7"},"modified":"2022-01-13T12:33:39","modified_gmt":"2022-01-13T11:33:39","slug":"citta-digitale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.etica-mente.org\/blog\/blog\/2021\/04\/14\/citta-digitale\/","title":{"rendered":"La citt\u00e0 digitale"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non \u00e8 certamente una citt\u00e0 digitale, ci\u00f2 che Woody Allen vede e racconta della sua New York nell&#8217;apertura di <em><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Manhattan_(film)\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Manhattan<\/a><\/em>: \u201cAdorava New York, anche se per lui era una metafora della decadenza della cultura contemporanea. Com&#8217;era difficile esistere, in una societ\u00e0 desensibilizzata dalla droga, dalla musica a tutto volume, televisione, crimine, immondizia&#8230;\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;inizio del film probabilmente pi\u00f9 rappresentativo dell&#8217;universo Allen non \u00e8 dopotutto lontano da quanto Simmel andava scrivendo 76 anni prima, quando delineava il primo ritratto dell&#8217;<em>homo urbanus<\/em>, cio\u00e8 dell&#8217;uomo contemporaneo \u2013 perch\u00e9 fuori dalla citt\u00e0 sar\u00e0 via via pi\u00f9 difficile trovarne di esseri umani (secondo uno dei molti report, per esempio <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.un.org\/en\/development\/desa\/news\/population\/world-urbanization-prospects-2014.html\" target=\"_blank\">questo della Nazioni Unite<\/a>). Simmel spiegava che &#8220;la base psicologica su cui si erge il tipo delle individualit\u00e0 metropolitane \u00e8 l\u2019<em>intensificazione della vita nervosa<\/em>, che \u00e8 prodotta dal rapido e ininterrotto avvicendarsi di impressioni esteriori ed interiori&#8221; (1903, p. 19).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"696\" height=\"505\" src=\"https:\/\/etica-mente.net\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/giorgio-de-chirico-12-696x505-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-211\" srcset=\"https:\/\/www.etica-mente.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/giorgio-de-chirico-12-696x505-1.jpg 696w, https:\/\/www.etica-mente.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/giorgio-de-chirico-12-696x505-1-300x218.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px\" \/><figcaption><em>G. De Chirico, Piazza d&#8217;Italia (1960)<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Potremmo dire, dunque, che l\u2019uomo urbano coincide, tutto sommato, con l\u2019uomo metropolitano. Ma dinnanzi a quale uomo ci troviamo? L\u2019essere umano urbano vuole emergere tra l\u2019acciaio e il cemento della citt\u00e0, essere trasparente come le sue facciate in vetro, ma spesso finisce per essere aridamente ruvido come una striscia d\u2019asfalto, da percorrere a folle velocit\u00e0, con sprezzo del pericolo e senza una destinazione. La citt\u00e0 contemporanea vuole essere sintesi di organizzazione ed efficienza, ma i suoi piani e le sue linee geometriche tagliano fuori, isolano, escludono.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo hanno lungamente spiegato i maestri dell&#8217;urbanistica, da Lefebvre \u2013 con la sua <em>R\u00e9volution <\/em><i>urba<\/i><em>ine<\/em> \u2013 a Jacobs&nbsp;\u2013 che ci ha raccontato <em>Morte e vita delle grandi citt\u00e0<\/em> (americane) \u2013 a Sennett o De Carlo, il quale si domandava: &#8220;Hanno ancora senso le piazze oggi, e per chi lo hanno? [\u2026] La piazza non ha pi\u00f9 senso [\u2026] in tutte le citt\u00e0 o loro parti che sono state adeguate alla presenza incontrollata delle automobili. Questo ha distrutto il rapporto tra pieni e vuoti e di conseguenza ha separato le attivit\u00e0 umane. In questo tipo di citt\u00e0 nessuno si incontra pi\u00f9 nelle piazze e alcuni forse non si incontrano pi\u00f9 del tutto&#8221; (De Carlo, 1988, p. 4).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La citt\u00e0 \u00e8 processo, vita, perfino confusione. La citt\u00e0 non deve dividere, separare, ma favorire incontri, scambi, mercati e mercanti. \u00c8 la grande contrapposizione tra citt\u00e0 aperta <em>vs <\/em>citt\u00e0 chiusa, in cui riecheggia la celebre contrapposizione di Popper che faceva valere per la societ\u00e0 tutta. La citt\u00e0 non \u00e8 un\u2019azienda e men che meno \u00e8 quell\u2019azienda che si regge su catene di montaggio, ottimizzazioni produttive e robotizzazioni. <br><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"638\" height=\"640\" src=\"https:\/\/etica-mente.net\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/large.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-207\" srcset=\"https:\/\/www.etica-mente.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/large.jpg 638w, https:\/\/www.etica-mente.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/large-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.etica-mente.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/large-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 638px) 100vw, 638px\" \/><figcaption><em>J. Mann, NYC32 (2016)<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, Le Corbusier, il razionalismo, la Brasilia di L\u00facio Costa tornano grazie alla digitalizzazione pervasiva della vita. Il computer rende ogni cosa digitalizzabile, cio\u00e8 trasmissibile e manipolabile; e, per esserlo, deve essere economica, efficiente, deve cio\u00e8 funzionare. Il <em>modello standard<\/em> per la comunicazione di Shannon e Weaver \u00e8 un modello matematico e tutto il mondo digitalizzato diventa una sequenza binaria, in cui si \u00e8 o 1 o 0, acceso o spento, vivo o morto. Nessuno spazio \u00e8 pi\u00f9 concesso al complicante essere umano \u2013 il pi\u00f9 complicante degli animali, secondo Piovani; il mondo analogico dell&#8217;ermeneutica, del simbolo, dell&#8217;allegoria, perfino del mito, scompare, perch\u00e9 non sa come entrare in una sequenza numerica. Eppure l\u2019etica urbanistica va in direzione delle <em>ethical cities, <\/em>le quali sono perfino definite <em>smart cities<\/em>: tecnologiche, resilienti, predittive, informatizzate e informative, ma forse davvero poco formative. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il tessuto della citt\u00e0 digitalizzata inghiottisce i rapporti individuali, che diventano aridi, strumentali, retti sulla ragione calcolante di natura economica: \u201cNon ho tempo per passare\u201d, \u201csei hai 5 minuti, ci vediamo\u201d, \u201c\u00e8 troppo lontano per venire\u201d, \u201cno, non vado l\u00ec, non c\u2019\u00e8 mai parcheggio\u201d.&nbsp;L&#8217;antropologia dell&#8217;<em>homo urbanus <\/em>\u00e8, in fin dei conti, quella dell&#8217;<em>homo \u0153conomicus<\/em>. Il carattere economico-monetario della vita di citt\u00e0, unitamente all\u2019individualismo, \u00e8 ci\u00f2 che in modo analogo porta Taylor a definire \u201ci disagi della modernit\u00e0\u201d. I disagi sono retti sulla \u201cragione strumentale\u201d, cio\u00e8 un principio economico, che interpreta e piega la realt\u00e0 sulla base di rapporti costi-benefici, alla ricerca di una continua ottimizzazione. I rapporti di lavoro sembrano estendersi a tutti i rapporti interpersonali e l\u2019azione dell\u2019individuo sembra essere giustificata solo sulla base di una valutazione economica, di una convenienza (su questo, per esempio, si veda <a href=\"https:\/\/www.vitapensata.eu\/2020\/01\/31\/il-diritto-all%E2%80%99inutilita-nella-societa-del-funzionamento\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Il diritto all\u2019inutilit\u00e0 nella societ\u00e0 del funzionamento<\/a>). Non \u00e8 soltanto la fine dell\u2019ideologia, come prefigurava Bell; \u00e8 la fine del sentimentalismo di Simmel o dell\u2019autenticit\u00e0 di Ortega y Gasset, cio\u00e8 \u00e8 la progressiva spersonalizzazione dei rapporti personali e, infine, l\u2019inarrestabile inaridimento della natura umana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019uomo urbano, pi\u00f9 che orologio da tasca, assume la forma di una calcolatrice, favorita nelle sue funzioni dalla mobilit\u00e0 che segna la vita urbana nelle societ\u00e0 industriali moderne: &#8220;Fin dalla sua nascita, questo tipo di societ\u00e0 ha significato mobilit\u00e0 [\u2026]. La mobilit\u00e0 ci viene in un certo senso imposta. Vecchi legami vengono spezzati. [\u2026] Ci\u00f2 implica una grande crescita dei contatti impersonali e casuali, che sostituiscono le pi\u00f9 intense relazioni faccia a faccia dei tempi passati. Tutto questo non pu\u00f2 non generare una cultura in cui la mentalit\u00e0 dell\u2019atomismo sociale mette le radici sempre pi\u00f9 profonde. [\u2026] La nostra societ\u00e0 tecnocratica e burocratica attribuisce alla ragione strumentale un\u2019importanza sempre pi\u00f9 grande. E questo inevitabilmente rafforza l\u2019atomismo, perch\u00e9 ci porta a vedere le nostre comunit\u00e0, e tante altre cose, in una prospettiva strumentale&#8221; (Taylor, 1991, p. 69). Come dire, l&#8217;atomismo sociale, quello vero e pernicioso, non \u00e8 quello di una quarantena imposta da una pandemia (si veda, a proposito,  il contributo su <a href=\"https:\/\/etica-mente.net\/virus-e-tracciamento-sociale\">Virus e tracciamento sociale<\/a>).<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"620\" height=\"339\" src=\"https:\/\/etica-mente.net\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/nighthhawkshopper1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-209\" srcset=\"https:\/\/www.etica-mente.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/nighthhawkshopper1.jpg 620w, https:\/\/www.etica-mente.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/nighthhawkshopper1-300x164.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px\" \/><figcaption><em>E. Hopper, Nighthawks (1942)<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma resta ancora irrisolta una questione centrale per l\u2019antropologia filosofica urbana e per una fenomenologia urbana: la citt\u00e0 contemporanea rende la vita dell\u2019uomo inautentica?&nbsp;Letteratura, poesia, pittura hanno fornito innumerevoli contributi nel tentativo di rispondere a questa domanda. E la risposta ha spesso assunto tinte fosche e poco promettenti. Gi\u00e0 sul finire dell\u2019et\u00e0 moderna, in Baudelaire la citt\u00e0 \u00e8 oggetto di attenta osservazione e in Wordsworth (Caws, 2013, p. 15) viene associata ai mercati e ai teatri, come luogo per definizione del commercio e dello spettacolo. Naturalmente, la narrazione \u00e8 spesso dipesa dalla citt\u00e0: sul finire dell\u2019Ottocento, Londra e Parigi erano le citt\u00e0 del futuro. La Londra messa in versi da Eliot \u00e8 una citt\u00e0 in grande espansione, forse la prima vera metropoli; e il&nbsp;<em>fil rouge<\/em>&nbsp;delle narrazioni vive sul tema del contrasto tra le grandi opportunit\u00e0 dello sviluppo e del progresso da un lato, e la povert\u00e0, la miseria dei mendicanti \u2014 come notava Dickens \u2014 e lo sfruttamento dei lavoratori \u2014 come sottolineava un Marx moralmente disgustato (Kasinitz, 1995, p. 9) \u2014 dall\u2019altro. Rousseau identificava nella Parigi di met\u00e0 Settecento <em>il luogo <\/em>di quel contrasto e di quella diseguaglianza; &#8220;in realt\u00e0 Parigi \u00e8 probabilmente la citt\u00e0 nella quale le fortune sono pi\u00f9 disuguali, dove insieme regnano la pi\u00f9 fastosa opulenza e la miseria pi\u00f9 deplorevole&#8221; (1761, p. 248).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019associazione del concetto di metropoli&nbsp;con quello di centro industriale che schiaccia le masse \u00e8, tuttavia, spesso una forzatura: Londra, per esempio, cresceva a dismisura come centro finanziario, del commercio e della distribuzione, gi\u00e0 a partire dalla fine del Settecento, e non certo perch\u00e9 fosse una citt\u00e0 industriale (la prima ferrovia, com\u2019\u00e8 noto, fu costruita non a Londra, ma per collegare il porto di Liverpool a Manchester e alle industrie delle Midlands e per trasportare merci, non pendolari). Londra non era solo oppressione, n\u00e9 il luogo terreno in cui si realizzavano i presagi della&nbsp;<em>Metropolis&nbsp;<\/em>di Lang; Londra era anche vita, come raccontava la signora Dalloway di Virginia Woolf, quasi eccitata dall\u2019attraversare le strade di Westminster al rintocco del Big Ben: &#8220;Negli occhi della gente, il loro passo lento o frettoloso o stanco; il frastuono e la baraonda; le carrozze, le automobili, gli omnibus, i furgoni, gli uomini sandwich che si trascinano avanti e indietro ondeggiando; le bande di ottoni; gli organetti; il trionfo e lo scampanellio e lo strano canto acuto di un aeroplano nel cielo, ecco ci\u00f2 che lei amava: la vita, Londra, quel momento di giugno&#8221; (Woolf, 1925, p. 4). Potrebbe quasi sembrare un brano di Woody Allen, se si trattasse di Manhattan anzich\u00e9 di Londra. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ed era giugno anche quando Bloom e Dedalus si incrociavano nell\u2019<em>Ulisse&nbsp;<\/em>di Joyce, mentre il signor Duffy, uno dei&nbsp;<em>Dubliners<\/em>, diversamente dalla spensieratezza urbana di Woolf, trovava i &#8220;sobborghi di Dublino volgari, moderni e pretenziosi&#8221; (Joyce, 1914, p. 100). La letteratura tra i secoli XIX e XX riesce a sondare il terreno dell\u2019esistenza individuale, spesso indecifrabile, incomunicabile. Seguono solchi contorti, scavati dalle vicissitudini personali, profondi quanto la psicologia di Freud. Proust, Kafka, Pirandello, tra gli altri, tentano di scavare l\u2019impenetrabile, tra memoria e angoscia, in rivoli che gettano ombre lunghe e ambigue. La domanda esistenzialistica sul \u201cchi sono io?\u201d \u00e8 posta in tutti i colori possibili ed \u00e8 narrata in tutte le vicende dei personaggi pi\u00f9 improbabili, e perci\u00f2 realistici, che il genio artistico abbia saputo regalarci. Ma \u00e8 una domanda che resta spesso senza risposta, un problema irrisolto.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1798\" height=\"651\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/etica-mente.net\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Fra_Carnevale_-_The_Ideal_City_-_Walters_37677.jpg?fit=790%2C286&amp;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-210\" srcset=\"https:\/\/www.etica-mente.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Fra_Carnevale_-_The_Ideal_City_-_Walters_37677.jpg 1798w, https:\/\/www.etica-mente.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Fra_Carnevale_-_The_Ideal_City_-_Walters_37677-300x109.jpg 300w, https:\/\/www.etica-mente.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Fra_Carnevale_-_The_Ideal_City_-_Walters_37677-1024x371.jpg 1024w, https:\/\/www.etica-mente.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Fra_Carnevale_-_The_Ideal_City_-_Walters_37677-768x278.jpg 768w, https:\/\/www.etica-mente.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Fra_Carnevale_-_The_Ideal_City_-_Walters_37677-1536x556.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1798px) 100vw, 1798px\" \/><figcaption><em>Fra Carnevale, La citt\u00e0 ideale (ca. 1480)<\/em><\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Benasayag, nel titolo evocativo della sua ultima opera, si domandava \u2013 quasi retoricamente, ma anche tristemente \u2013 <em>Funzionare o esistere?<\/em> <strong>La citt\u00e0 funziona finch\u00e9 resta una buona metafora della vita, cio\u00e8 finch\u00e9 non solo funziona, ma anche esiste.<\/strong> La citt\u00e0 \u00e8 viva se favorisce incontri, scontri, imprevisti, fuoriprogramma e flussi esistenziali di individui, idee e sogni.&nbsp;Il guaio vero \u00e8 che la citt\u00e0 digitale \u2014 ancor prima di una pandemia \u2014 \u00e8 il risultato di una tendenza precisa: la citt\u00e0 stava gi\u00e0 andando verso un processo di digitalizzazione, lo stesso che sta investendo ogni settore della vita: infotraffico, autostrade intelligenti, telecamere, sensori, droni, app per essere aggiornati in tempo reale e chiss\u00e0 quale altra diavoleria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019informatica ha esteso il suo principio di efficienza della trasmissione dell\u2019informazione, puramente matematico, fatto di codici binari, a ogni comunicazione, facendoci perdere il vero senso dei messaggi, della relazione che \u00e8 pi\u00f9 di un mittente e di un destinatario che si passano una sequenza di numeri. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 spazio per l\u2019interpretazione, per una necessaria euristica, per una auspicabile ermeneutica. Nessuna interpretazione. Nessuna complicazione. La digitalizzazione soppianta ogni spazio analogico, ogni possibilit\u00e0 di annotare, sovrascrivere, appuntare, colorare, creare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Riuscireste ancora a immaginare di poter giocare al telefono senza fili? Quale spazio resterebbe all\u2019uomo se ogni messaggio, se ogni movimento, se ogni incontro, se ogni sguardo fossero pianificati, ottimizzati, se solo le comunicazioni e gli incontri efficienti potessero darsi nella vita? Se non vi fosse spazio per l\u2019incomprensione, per l\u2019equivoco, per la strada imboccata per sbaglio quella sera, per quel ristorante prenotato all\u2019ultimo, per quel cinema in cui siete entrati mentre pensavate di andare in libreria, per quella deviazione per rientrare a casa, per quel fermarsi su una panchina&#8230; Riuscireste ancora a comunicare? Pensereste ancora di vivere in una citt\u00e0? Pensereste ancora di vivere?<br><br><strong>Riferimenti bibliografici<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Caws M. A., ed. 2013.&nbsp;<em>City Images. Perspectives from Literature, Philosophy, and Film<\/em>, Routledge, New York.<\/li><li>De Carlo G. 1988. \u201cHanno ancora senso le piazze, e per chi?\u201d,&nbsp;<em>Spazio e societ\u00e0<\/em>, 42, aprile-giugno.<\/li><li>Jacobs J. 1961.&nbsp;<em>The Death and Life of Great American Cities<\/em>, Modern Library, New York, 2011.<\/li><li>Joyce J. 1914.&nbsp;<em>Dubliners<\/em>, Grant Richards, Londra (trad. it.:&nbsp;<em>Gente di Dublino<\/em>, Einaudi, Torino, 2012).<\/li><li>Kasinitz Ph. 1995.&nbsp;<em>Introduction<\/em>, in Id., ed.,&nbsp;<em>Metropolis: Center and Symbol of Our Times<\/em>, NYU Press, New York.<\/li><li>Rousseau J.-J. 1761.&nbsp;<em>Julie ou la nouvelle H\u00e9lo\u00efse<\/em>, in Rousseau J.-J.,&nbsp;<em>\u0152uvres Compl\u00e8tes. Vol. II<\/em>, Gallimard, Parigi, 1961 (trad. it.:&nbsp;<em>Giulia o la nuova Eloisa<\/em>, Rizzoli, Milano, 1964).<\/li><li>Sennett R. 2006. \u201cThe Open City\u201d,&nbsp;<em>Urban Age<\/em>, novembre.<\/li><li>Simmel G. 1903.&nbsp;<em>Die Gro\u00dfst\u00e4dte und das Geistesleben<\/em>, Koehler, Stoccarda, 1957 (trad. it.:&nbsp;<em>La metropoli e la vita dello spirito<\/em>, Armando, Roma, 2013)<\/li><li>Taylor Ch. 1991.&nbsp;<em>The Malaise of Modernity<\/em>, Anansi Press, Concord (trad. it.:&nbsp;<em>Il disagio della modernit\u00e0<\/em>, Laterza, Roma-Bari, 2003).<\/li><li>Woolf V. 1925.&nbsp;<em>Mrs. Dalloway<\/em>, Hogarth Press, Londra (trad. it.:&nbsp;<em>La signora Dalloway<\/em>, Einaudi, Torino, 2012).<\/li><\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 certamente una citt\u00e0 digitale, ci\u00f2 che Woody Allen vede e racconta della sua New York nell&#8217;apertura di Manhattan: \u201cAdorava New York, anche se&hellip; <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":8,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[2,7,8,6,5,4,9,3],"class_list":["post-7","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etiche-e-tecniche","tag-citta","tag-digitale","tag-etica","tag-film","tag-manhattan","tag-new-york","tag-tecnologia","tag-woody-allen"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.etica-mente.org\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.etica-mente.org\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.etica-mente.org\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.etica-mente.org\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.etica-mente.org\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.etica-mente.org\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":213,"href":"https:\/\/www.etica-mente.org\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7\/revisions\/213"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.etica-mente.org\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/8"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.etica-mente.org\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.etica-mente.org\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.etica-mente.org\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}